Elegie alla noia!

Fri Jan 13

e quindi alla fine chi era quella col rossetto?

Ho sognato che Rosalinda, Ilaria, Wale e io eravamo andate a far visita ad una casa abbandonata alla maniera pomiglianese. Questa casa era enorme, vuota, con i soffitti altissimi e le porte delle stanze tutte incrostate di intonaco e calcestruzzo. Ci accorgiamo che si è fatto tardi, tardissimo, e non riusciamo più a tornare indietro all’entrata principale (che comunque era in mezzo al nulla). Non c’è segnale per usare il telefono. Continuiamo ad andare avanti, con Valentina che scrive citazioni e frasi sui muri, fino a quando troviamo una stanza con una finestrella e un muretto su cui potersi arrampicare. Mi arrampico e faccio il numero che mi detta Valentina, tale Silvia di Casalnuovo che dopo un po’ arriva. Wale si fa portare a casa e ci lascia lì. Allora Ilaria chiama Dario, e dopo un po’ arriva anche lui. Entra nella casa attraverso la finestrella portandosi dietro un Mac, scopre che nella casa c’è una rete wi-fi e lui e Ila si mettono a guardare video su Youtube. Rosalinda ed io siamo stanche e affamate e vogliamo veramente tornare a casa, perciò chiamiamo un taxi. Quando il taxi arriva vediamo che a guidarlo è la mia professoressa di filologia germanica, stavolta non vestita da fricchettona ma goth, che dice di non poter più guidare perchè in preda ai crampi mestruali. Rosalinda sale al posto del conducente ma sbanda da tutte le parti e non riesce ad accendere gli abbaglianti su una strada buia piena di curve. Dopo aver fatto poche centinaia di metri torniamo alla casa a piedi. Chiamo mio padre, che arriva in macchina insieme a Tonino ed Enzo il Gufo e ci riporta a casa, ma è arrabbiatissimo con me e quando metto piede in casa scopro che mia madre è ai limiti del delirio, mi picchia e dice che Onoria deve andarsene.

Sono in un centro commerciale coi miei genitori e stiamo cercando di comprarci dei pigiami. Mia madre mi porge una vestaglia azzurra di Barbapapà, e quando le faccio notare che non è un pigiama, inizia a strillare e ad accusarmi di ingratitudine. Mio padre perde anche lui la pazienza. Li sento complottare al telefono con mia nonna nel reparto surgelati.

Qualche giorno dopo a Bisaccia siamo nella casa di mia nonna al Piano Regolatore. C’è anche nonno che scende le scale con passo malfermo e legge Tex. Io gli procaccio segretamente un pacchetto di Diana Blu. Sveva tiene in braccio Onoria, che è inquieta dopo il viaggio in auto; Serena è appena arrivata da Carife. Chiacchierano come vecchie amiche, ma io sono inquieta e guardo la gatta bianca di mia nonna che gioca coi mille gomitoli di lana. Arriva anche Erika con un vestito e un ombretto verdi, e i suoi genitori che mi salutano abbracciandomi ma poi mi chiedono di allontanare il gatto perchè uno di loro soffre di allergie. Mia madre coglie la palla al balzo e fa “hai visto? Se ne deve andare, non è adatta a vivere con le persone”.

Marco e io apparentemente stiamo ancora insieme e stiamo progettando una convivenza. Gli racconto tutto davanti a una tazza di tè e lui mi consola dicendo “quando ci trasferiamo ci prendiamo un cane”.